Uno sguardo che non tralascia – Andria, giugno 2026

Uno sguardo che non tralascia – Andria, giugno 2026

Può una piccola pianticella* tra le fughe delle pietre di una costruzione antica di otto secoli attirare l’attenzione di uno sguardo? In mezzo alla magnificenza architettonica di una tale opera dell’ingegno umano qualunque pianta tende evidentemente a passare in secondo piano. Dare attenzione a una piccola pianticella è un esercizio controintuitivo di ribellione dello sguardo, sicuramente inconsueto, forse inutile. Mentre la guida illustra minuziosamente le caratteristiche costruttive e le vicende storiche del castello forse è un dovere mettere per qualche momento tra parentesi tanta conoscenza e vedere semplicemente quel che c’è. Sporgersi dalla bifora a Nord e guardare in autonomia la vasta campagna che si perde fino all’orizzonte. Una sequenza di campi geometrici secondo un’alternanza delle poche colture secondo vocazione e tradizione del territorio. Siamo a Castel del Monte dove tutto porta a pensare e a stupirsi, a considerare l’opera stessa un esito del pensiero sulla natura di cui l’uomo sentiamo irriducibilmente integrato.

Concentrarsi su qualcosa di effimero all’interno di una struttura lapidea di imperitura consistenza e di grandissima valenza per la storia umana sembra un controsenso un po’ ozioso. È forse solo una perversione di un botanico ossessionato.  Poi mi rimetto in ascosto della guida che passa a illustrare le numerose piante scolpite sui capitelli. Talune benché di pietra calcarea mancano di organi fiorali mutilati dall’usura del tempo. Poi penso al programma genetico di quella pianticella che perdura da molto prima del Castello. Un meccanismo di perpetuazione biologica scritto per durare attraverso l’adattamento plastico e sensibilissimo. Mi sovviene quel famoso testo del Tao Te Ching “il rigido e il duro appartengono alla morte, il molle e il tenero appartengono alla vita”.

 *Crepis bursifolia L. (radicchiella tirrenica)