About me

Bruno Vaglio – giardiniere debitore di paesaggi, viaggiatore di dintorni vicini e lontani, di professione agronomo paesaggista

 

 

Forse nulla è più difficile dell’autodescriversi, quand’anche fosse solo professionalmente.

 

Ma come fare a distinguere tra vita e lavoro di chi mentre lavora gioca con la vita che lo circonda?

 

Può un giardiniere separarsi tanto dal luogo in cui opera da sentirsi un professionista tecnico distaccato dal contesto di vita?

 

Avrete capito che il tentativo di volermi descrivere è già fallito in partenza, per cui proverò a essere fermo almeno su un punto essenziale, quello di voler mostrare più che di voler definire concetti.

 

La mia idea di giardiniere non è più tanto quella di realizzare giardini, quanto quella di comunicare che in qualsiasi luogo c’è molto di più di quanto si vede.

 

Vorrei piuttosto avvicinare le persone all’ascolto dell’inconoscibile realtà del luogo.

 

Propongo di evolvere personalmente come giardinieri, rinunciando alla fissità del modello mentale o peggio ancora del ciò che è ritenuto carino. La sfida è quella di una profonda pulizia delle solite idee per farcene suggerire delle nuove, sorgive dal luogo stesso.

 

Assecondare i suggerimenti del luogo non è affatto passività ma un’eccitante esercizio di umiltà ricettiva, che ritengo alla base di qualsivoglia vera creatività.

 

Un luogo non è la semplice e atonica rassegna dei reperti oggettivi che contiene, ma esprime una configurazione che sottende una narrazione, in cui “recitano” oggetti d’affezione.

 

Le tecnicalità agrobotaniche sono la cassetta degli attrezzi del buon giardiniere, ma è solo grazie all’“empirismo delicato” e all’immanenza biofila ed empatica, che si può entrare nel piano creativo più congeniale al giardino.

 

“Il genio è una lunga pazienza”, credo che non ci sia frase più azzeccata per un giardiniere, tanto è fondamentale il rapporto con il tempo, sia quello passato di un luogo, sia quello futuro del giardino.

 

L’appellativo che mi sono dato di, “giardiniere debitore di paesaggi”, è quello in cui mi riconosco meglio. Viaggi (più vicini, che lontani), libri (quei pochi) e giardini (anche estemporanei) sono il nutrimento della mia attività.

 

Sono sempre più persuaso che in ogni luogo c’è tutto e che occorre lavorare per riconoscere più che affrettarsi a trasformare.

 

Più che altro, mostrare sarà quindi l’incitazione laconica di questo blog.

 

Pratico la mia attività prevalentemente all’aperto, nella bottega diffusa del paesaggio, mi occupo di alberi & arboricoltura e mi interesso della fisiologia dei campi coltivati.