L’inesorabile infiammabilità di una terra – Castri di Lecce, luglio 2026

L’inesorabile infiammabilità di una terra – Castri di Lecce, luglio 2026

Inesorabile (dal latino inexorabĭlis) è qualcosa che non si lascia piegare dalle preghiere, risultando quindi implacabile, spietato o inarrestabile. Un processo, un destino già avviato, contro il quale ogni tentativo di opposizione risulta inutile. I paesaggi rurali storici sono inesorabilmente dentro la macchina globale che non permette più che ci possa riferire a quell’ideale di frugalità che li sostanziava. Così accade di vedere la miseria, nella cenere e nel legno carbonizzato.  Tutto ciò parla dell’ingenuo desiderio di opulenza di chi crede di potercela fare senza gli altri e senza la terra.

Siamo ancora in una fase agonizzante, dove prevale il lamento e ogni tentativo di cura si è rivelato finora un palliativo. Più di tutto c’è il non aver ancora compreso che la causa prima è la mancata metabolizzazione della fine del mondo contadino. Nessuna politica ha voluto fare i conti con la realtà: oggi, a differenza del passato, dove cessa l’interesse economico, cessa la cura. In una ragionevole rassegnazione, parola impronunciabile, c’è forse un germe di programma, forse l’unico davvero percorribile per un futuro ancora possibile.