L’eterno ritorno del simile – Portoselvaggio (Nardò), febbraio 2026

L’eterno ritorno del simile – Portoselvaggio (Nardò), febbraio 2026

Avere una propensione all’osservazione del mondo circostante porta a cambiare sguardo nello spazio e nel tempo. Se l’osservazione riguarda il luogo dove si vive stabilmente allora lo sguardo diventa ciclico, una ruota del ritorno dell’uguale, che forse sarebbe meglio definire del simile. Questo è il caso dell’osservatore botanico che si ritrova stagionalmente a lambiccarsi in cervello per nominare le piante che incrocia sul suo cammino. Eppure non ci si stanca mai di vedere e rivedere il riapparire di fioriture che, anche con l’avanzare delle primavere di chi osserva, rinnovano lo sguardo. Non è il ritorno dell’identico, né dell’uguale, ma solo del simile, di ciò che ricordiamo degli anni precedenti. Si tratta di un esercizio involontario che non ci annoia proprio per questa variabilità delle situazioni di nuove configurazioni, di quelle sorprendenti come di quelle deludenti. Una volta scrissi da qualche parte che il giardino è il perfetto surrogato del viaggio e che il giardiniere è un viaggiatore stanziale. Qui in effetti si incrociano le questioni attinenti alla peculiarità dei viventi che mutano nel tempo in un certo intervallo di possibilità dettato dal proprio spettro vitale. A volte sconfinano e c’è la morte dell’individuo che non è tragedia, ma semplice ricambio a favore di altre situazioni prima organiche e poi minerali per ritornare (forse) ancora materia vivente. Queste romulee* l’anno scorso formavano certamente una diversa, ma piuttosto simile, costellazione di corolle di cui ignoro la precisa configurazione. Mi basta per ora osservare che ci sono ancora possibilità di sorpresa nella ruota eterna delle stagioni.

 

*Romulea bulbocodium (L.) Sebast. & Mauri, Romulea columnae Sebast. & Mauri  e Moraea sisyrinchium (L.) Ker Gawl.