Finalmente ho un giardino tutto per me, per rifugiarmi con le mie idee sulla vita. Capisco subito che la bellezza biologica è la più difficile da comprendere, legata com’è così poco, alla forma. Qui è avvenuto il salto cognitivo: la mia concezione tautologicamente estetica della bellezza si è trasformata in una concezione piuttosto etica.
Nella prospettiva a capo chino di giardiniere a volte è necessario alzare la testa per scorgere che il più bel paesaggio terrestre è nulla senza quella inessenziale coltre aeriforme che si apre sopra di esso. Nell’ironia del paradosso cosmologico, nessun paesaggista può prevedere in che modo l’altra parte del paesaggio completerà la sua opera. Succede e basta e, a pensarci bene, è appunto il cielo l’autore prevalente dello spazio aperto. Ecco, d’ora in poi voglio scommettere di più nel potere del fluido cambiamento istantaneo dell’altra metà del paesaggio.
