Sono alle prese di un nuovo piccolo giardino, fino ad ora solo molto sognato. Finalmente potranno trovare dimora le numerose piantine allevate decine di vasetti, riprodotte a partire da semi, bulbi e talee recuperate nei dintorni e nei viaggi di questi anni.
Molte di queste piante le vorrei vedere finalmente prosperare in piena terra. Sono in attesa della loro espressione, andando oltre la convenzionale distinzione tra ornamentali, aromatiche, ortive, da frutto ecc. Ogni pianta mi piace pensarla come una tessera vivente incastrata in una ambientazione di relazioni. Tutte le piante infine saranno collegate da un fitto ordito ipogeo di radici in una trama nascosta di brulicante vita microbica.
Bruna, profonda, fresca, protetta dalle alte mura del paese, sarà la culla ideale per un piccolo congegno ecosistemico fatto di una biodiversità estemporanea messa assieme dal genio del giardino dove non si può dire davvero se l’incontro sia solo casuale oppure estenuantemente pensato come soltanto la natura saprebbe compiutamente fare.
Parliamo dello “specifico giardinistico”, di quel sentimento creativo che, in povertà di mezzi, stimola l’inventiva in una approssimazione al sogno che il luogo già serbava in sé.
Con l’avanzare dell’età convengo sempre più con il pensiero di Pia Pera secondo cui «Un giardino dove non si trovi nulla da mangiare è per me inconcepibile». Così come d’altro canto, in una concezione modernamente permaculturale, è difficile distinguere nettamente le piante “alimentari” da quelle “da ornamento”.
Di fronte alla cancellazione dei paesaggi tradizionali, alla perdita di biodiversità, alla disgregazione di un universo comune a storie, culture, religioni diverse, non ci resta che ribadire la necessità di conservare, anche con le piante, le più varie, quel sapere e quel sentire che costituiscono l’identità dei luoghi e delle persone, anche lontani, che li hanno plasmati.
In poche settimane una Lagenaria longissima ha invaso pacificamente lo spazio con il suo soffice fogliame tondeggiante di tenerumi che saranno l’ingrediente di squisite minestre autunnali. Anche il senso del gusto compone e completa la percezione di un giardino, spazio segreto di cura e affezione.
