Tempi di passeggiate botaniche disinteressate – Galatina, aprile 2026

Tempi di passeggiate botaniche disinteressate – Galatina, aprile 2026

Le vegetazioni che si distendono sotto i nostri piedi non sono solo l’insieme delle piante che le costituiscono. Sarebbe una ben misera contabilità, quella del più e del meno, sebbene floristica alla ricerca – magari – della rarità, della specie endemica o di quella minacciata, magari in via di estinzione. Ma così, quando accediamo alla pienezza dell’”aperto” che ci circonda?

Erborizzando in una gariga con Piero, pensavo quanto fossimo fortunati a godere di questa passione e quanto perdessero coloro che non ne sono affetti. Un’affezione la potremmo definire quasi una modificazione della coscienza subita a causa di uno stimolo. In questo caso lo stimolo è dato dall’ambiente vegetale. Ci dicevamo come fosse mai possibile attraversare interi paesaggi senza essere indotti a formulare una qualche osservazione botanica. Quanto spreco di disattenzione di fronte a tanto multiforme e policromatico fermento di vita emergente dalla terra.

Mi torna alla mente quel famoso passo letterario di Rousseau che sintetizza, e forse guida, la nostra ricerca disinteressata nella botanica.

La botanica è lo studio di un solitario ozioso e pigro; una punta e una lente bastano per l’osservazione. Egli passeggia, erra liberamente da un esemplare all’altro; passa in rivista ogni fiore, con interesse e curiosità, e appena comincia a cogliere le leggi della loro struttura, osservandole, gusta un piacere privo d’affanno, altrettanto vivo che se gliene fosse costato molto. In questa oziosa occupazione c’è un fascino che si prova soltanto nella piena calma delle passioni e che è sufficiente da solo a rendere la vita dolce e felice; ma, basta che vi si mescoli un motivo d’interesse o di vanità, sia per occupar posti sia per scriver libri, basta che si voglia imparare solo per istruire, che si erborizzi per diventar trattatisti o professori, questo dolce fascino svanisce: nelle piante si vedono soltanto strumenti delle nostre passioni, non si trova più vero piacere nello studiarle, non si vuol più sapere ma mostrare che si sa, e si è nei boschi lo stesso che sui teatri del mondo, intenti a farsi ammirare; oppure, limitandosi alla botanica di gabinetto o tutt’al più di giardino, invece di osservare i vegetali nella natura, ci si occupa soltanto di sistemi e di metodi: eterna materia di disputa, che non fa conoscere una pianta di più e non getta nessuna vera luce sulla storia naturale e sul regno vegetale; donde odi e gelosie che la gara di celebrità eccita nei botanici quanto e più che fra gli altri studiosi”.*

Siamo partiti per erborizzare un esteso territorio, due ore dopo eravamo ancora lì a gironzolare in un fazzoletto di prateria mediterranea nelle vicinanze. Pensammo che sarebbe stato bello ritornarci senza la fretta di ottenere un risultato ma con il solo “interesse e la curiosità di un piacere privo d’affanno, altrettanto vivo che se ce ne fosse costato molto.

 

*La settima passeggiata (in Les rêveries du prometeur solitaire di Jean-Jacques Rousseau)