Il corbezzolo che si staglia davanti al cielo notturno mi fa pensare, non so per quale associazione mentale, alla canzone di Venditti, risalente a diversi decenni addietro il cui ritornello faceva così: “Quando verrà Natale tutto il mondo cambierà”. Solo sette parole, sempre le stesse, che si ripetono per l’intero brano. Un tormentone della mia giovinezza che richiamava evidentemente alla speranza. Oggi, quel messaggio, lo avverto come un ironico destino che anziché avvicinarsi al risultato, lo rimanda irrimediabilmente.
Davanti ai colori di una pianta si vedono tutte le tinte del mondo. Il fiorire e insieme il fruttificare che si ripetono grazie al fluire che si oppone all’entropia nello scorrere inesorabile verso l’equilibrio definitivo. Il mondo a questo fertile disequilibrio pare non credere più, forse non ha mai creduto, è troppo pieno di aspettative pretenziose e distratte, senza più evoluzione. La fisica teorica ci viene in soccorso così che a far girare il mondo non sono le sorgenti di energia ma le fonti di bassa entropia.
Grumi di frutti variopinti, come ammassi di corpi celesti, che si avviano a maturazione dentro nebulose di foglie della notte.
Una foto ferma il tempo vegetale tra crescita e marcescenza. Qui tutto sembra al suo posto come certi racconti che narrano storie a cui crediamo solo per abitudine.
Le costellazioni come le fruttificazioni e le infiorescenze attendono a logiche termodinamiche con presupposti comuni.
Con la nostra intelligenza siamo incapaci di sentire e preferiamo ammantarci di parole, sensi e significati. Affollamenti concettuali che perdono di vista la riflessione sul fenomeno del nostro posto tra le cose che ci circondano e ci fanno vivere.
Nonostante tutto è naturale continuare a credere che “quando verrà Natale tutto il mondo cambierà”!
