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Paesaggi e giardini salentini

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Arboricoltura moderna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Studio e piani di ricostruzione di paesaggi, giardini storici e tradizionali salentini

 

I viaggiatori  del Sette e dell’Ottocento non esitavano a definire il Salento come un giardino continuo. Dal terrazzo della masseria Leucaspide, fra Taranto e Massacra, dimora di Sir James Lacajta (l’Italian englishman, il gentlemen farmer, il pugliese alla Corte d’Inghilterra) Janet Ross alla fine dell’Ottocento ci fa comprendere come sia difficile circoscrivere nel Salento i confini del giardino, in quanto la realtà oltre il giardino è pur sempre un giardino.

Da  queste autorevoli testimonianze storiche si evince una anticipazione del concetto di "giardino planetario" di Gilles Clement . Un giardino all’interno del quale trovano posto in una storia infinita una serie di sistemi policentrici formatisi nel corso dei secoli, e collegati tra loro tra una fitta rete di relazioni che connettono centri urbani, coste, campagne in unico e singolare sistema paesaggistico.

Lo studio della rarità, utilità e bellezza nell'evoluzione sostenibile del mosaico paesistico-culturale del Salento è alla base del personale percorso professionale.

La battaglia sulla cultura del verde con particolare attenzione allo stravolgimento del paesaggio con l’impiego di specie botaniche incongrue, assieme  all’abuso di diserbanti e alle potature selvagge degli alberi, sono una fondamentale leva etica di azione professionale.

L’impiego di specie incongrue è un segno estremamente indicativo di una scarsa sensibilità verso le manifestazioni della bellezza naturale, che è poi l’incapacità di vedere quest’ ultima nei termini dei suoi contenuti culturali, e ciò dipende dal fatto che la sensibilità ambientale è quasi sempre indirizzata alla pianta vista singolarmente, staccata dal contesto in cui si inserisce e dai legami storici, immaginativi, artistici che gli si connettono.

Dobbiamo capire che non esiste luogo senza genio: la relazione va recuperata nella sua pienezza. Non può esistere progetto moderno senza etica, al di fuori dal genius loci.

Occorre ripensare al paesaggio come identità estetica dei luoghi per il cui recupero non c’è nulla di meglio dell’applicazione delle “regole culturali” che hanno storicamente contribuito a strutturarlo.