La discreta bellezza della vegetazione raso terra –  Galatone, novembre 2025

La discreta bellezza della vegetazione raso terra –  Galatone, novembre 2025

Abitando in campagna seguo involontariamente la trasformazione stagionale degli sparuti fazzoletti di habitat seminaturali superstiti che si susseguono lungo la via che mi conduce in Città. Circa a metà strada si apre una zona rocciosa calcarenitica dove prospera una scarna gariga che in aprile si trasforma in un mosaico di variopinte tessiture vegetali.

Percepisco il sorgere ed il fugace tramontare della vegetazione composta dal rosa carico dei becco di gru di Gussone (Erodium nervulosum), dal blu elettrico delle arganette azzurre (Alkanna tinctoria), dal giallo acido dei pulvini delle Euforbia spinosa (Euforbia spinosa) inebrianti di un dolce profumo miele.

Ma l’aspetto che mi affascina maggiormente compare più in là di qualche settimana, in maggio. Si tratta di uno spettacolo, discreto e quasi immateriale, messo in scena dal Lino delle fate (Stipa austroitalica), specie di graminacea definita degna di protezione prioritaria dall’Unione Europea.

Le sue ariste piumate e sericee, ondeggiando al minimo refolo di vento, danno corpo visivo all’invisibile soffio che sembra danzare con loro, in un’eterea euritmia primaverile senza tempo.

Campi di luce propria, come cangianti iridescenti ologrammi, sono il marchio dell’autenticità più profonda di paesaggi vegetali di cui solo in pochi se ne accorgono. Sono gli ultimi sguardi segreti che questa terra concede a chi sa ancora attendere un anno intero per rivedere la forma che assume la vita.