Ogni luogo è diverso, come diversi sono gli uomini con i loro caratteri. Un passaggio veloce a Napoli per impegni familiari. Ma poi perché prendere tutto come un dovere? Ricavare svago negli impegni è un esercizio mentale, una meditazione che va tentata.
Passare davanti a cancelli, portoni, cortili, giardini conclusi, scorci di paesaggi intravisti e tanto più misteriosi quanto più velocemente sorpassati. Verrebbe voglia di distinguere i profili, finanche sapere di che pianta si trattava.
Impressioni e paesaggi – parafrasando Garcia Lorca – rapide occhiate che i luoghi gettano su di noi.
Come paesaggisti abbiamo l’ossessione del pieno o, per meglio dire, l’orrore del vuoto, vogliamo riempire, e colmare gli spazi, prima, seconda e terza quinta… come se i luoghi non meritassero di non essere sempre addobbati e travestiti.
Da queste camminate indaffarate voglio salvare almeno un’immagini e portarmela a letto per ripassarla prima di (o per) addormentarmi. Può accadere di trapassare nel sonno e perdersi in un giardino segreto che sembrava solo un cortile. Una pergola all’ingresso faceva filtrare una luce opaca, una siepe scura davanti e dietro degli alberelli dal fogliame dorato, altri rampicanti rossi sullo sfondo. Poi un sentiero bordato di semplice rusco. Un punto focale sfocato e irraggiungibilmente lontano si inoltrava nella verzura.
Questo giardino me lo porto appresso nei progetti e aggiungere piante sta diventando un fatto faticoso.
Nuvole di irti aghi di pino domestico mescolate a quelle di vapor acqueo, mi rimangono della giornata partenopea. Poi attraversando la campagna sulla strada del ritorno, altri paesaggi vasti e altre impressioni temperano la frenesia claustrofobica della città e sembrano volermi dire che non finiscono mai di incantare (e di insegnare) le apparenze dei luoghi.
Sogni a occhi aperti e forse sinopie di altri possibili progetti.
