Giardini senza spettacolo – Monteleone d’Orvieto – giugno 2025

Giardini senza spettacolo – Monteleone d’Orvieto – giugno 2025

Come ci insegna Piero Caneti nel suo Il giardino mediterraneo secondo natura, con parole lievi di una semplicità tanto efficace quanto disarmante: «Il piacere di crescere col giardino allontana qualsiasi tentazione spettacolare: guardarlo spesso, muoversi fra le piante, toccarle, assistere con gioia al ritorno di piccoli animali attratti dalle bacche della siepe e dal folto di una vegetazione dove prima regnava l’incolto, registrare la veste che assume il giardino nelle stagioni e valutare la resistenza delle piante agli insulti del clima; sono momenti di grande importanza nella vita di ognuno che nessuna tecnica può eguagliare».

David George Haskell nel Canto degli alberi ci conduce nella profondità dell’Oriente.

Gli orticoltori cinesi e giapponesi sono consapevoli dell’importanza di questa relazione da secoli. Il Sakuteiki, il manuale di giardinaggio giapponese dell’XI secolo forse la più antica testimonianza scritta dedicata all’arte del paesaggio, esorta le persone ad aprirsi alla disposizione dei ruscelli di montagna, al vento e all’emozione. L’autore, presumibilmente Tachibana no To-shitsuna, figlio di un reggente imperiale, esortava i giardinieri a portare alla coscienza la «natura selvaggia», e con questo non intendeva un mondo non umano separato, ma la natura intrinseca degli esseri umani, di altre specie, dell’acqua e delle rocce.

Questa natura intrinseca è animista: le rocce hanno desideri, gli alberi sono permeati di una solennità buddhista e le relazioni tra elementi apparentemente separati del paesaggio – la disposizione di pietre e piante per esempio – governano lo stato d’animo degli spiriti che dimorano in tutte le cose. Egli credeva che fossero necessarie tanto l’esperienza diretta del mondo quanto la contemplazione dell’operato dei «maestri di giardinaggio del passato», un’umile apertura del sé al sapere di altri. Il giardino non è una fuga nel dispotico controllo della natura: richiede piuttosto una continua attenzione verso le reti della vita tra la comprensione di quelle reti racchiuse nella memoria degli esseri umani. Nel Sakuteiki, l’ascolto attento si traduce in un’estetica che tiene conto delle tante relazioni presenti nel giardino.

L’attenzione alla «natura» intrinseca del non umano, combinata con un ascolto attento alla conoscenza accumulata da svariate generazioni umane, prosegue nei trattati di orticultura giapponesi successivi. Gli scritti e gli schizzi dedicati all’arte del paesaggio lasciati da Shingen nel xv secolo, talvolta attribuiti al monaco Zoen dell’XI secolo, ribadiscono che «se non hai ricevuto la testimonianza orale [gli insegnamenti degli antichi maestri], non devi creare giardini».

Un giardiniere deve integrare questa conoscenza con la «piena attenzione», all’interno del giardino, in merito all’orientamento delle pietre, ai movimenti degli uccelli e alla forma dei rami degli alberi.

L’autore ci parla di reverenza, rispetto e attenzione, non di controllo.