Bologna, settembre 2018

Bologna, settembre 2018

Non credo ci sia creatura più sensibile di un pioppo* isolato in un prato. Lo guardo, nella sua spensierata espansione. Sembrerebbe uno di quegli adolescenti un po’ sgraziati, cresciuti troppo in fretta. Eppure, a ogni refolo di vento lo si vede animarsi per quel nulla e spesso solo da un lato. Ogni singola foglia ha un bel da fare a ruotare attorno al suo picciolo e poi passale il moto al rametto e dal rametto alle catena armonica delle branche.
Sento che se fossi sensibile come quel pioppo dovrei sentire la singola foglia che risuona nel tronco, così piantato in terra da sembrare masso minerale.
Con il pioppo ci scambiamo l’aria come cosa che rimescola le carte dei ruoli, dei sensi e dei partiti presi. Ci fa stare ammirati ognuno al suo posto con la contentezza di una giornata di sole. Di quella contentezza nativa di una precarietà condivisa. Sento che, come quegli adolescenti, questo pioppo mi mancherà e mi sorprendo di cosa mi possa in fondo mai mancare di lui.

*pioppo nero (Populus nigra)